lunedì 30 giugno 2008

Luce e la Luna

Per la mia adorata bambina ho scritto una favola,
a lei è piaciuta...per fortuna!


Tanto, tanto tempo fa,
all'inizio della Storia del mondo la notte non esisteva, ininterrottamente ogni cosa era illuminata dai caldi raggi del Sole, nessuno dormiva e la Natura era rigogliosa.
Col passare degli anni però il Sole si sentiva ogni giorno più stanco e più solo.
La Natura temeva per la sua salute, lo vedeva sempre più pallido e sempre più triste e decise di mettergli accanto qualcuno in grado di rinvigorirlo.
Un bel giorno da un Fiore giallo nacque una fanciulla dalle guance paffute, con i capelli pieni di riccioli, un sorriso dolce e due occhi grandi e neri come olive.
Il Fiore giallo la chiamò Luce e le affidò un gravoso compito : doveva fare compagnia al Sole in modo tale da tenerlo sempre sveglio perchè qualora si fosse annoiato troppo si sarebbe spento e tutto il creato sarebbe sprofondato in un baratro oscuro.
Luce era piena di vita e in poco tempo riportò il Sole al suo splendore originario.
Passavano insieme tutte le giornate raccontandosi storie, osservando il mondo e affezionandosi l'uno all'altra. Il Sole amava la sua compagnia, sentiva di non poter più vivere senza di lei.
Il Tempo passava e Luce cominciava a sentire la fatica.
Ogni tanto i suoi occhi desideravano chiudersi e non capiva il perchè.
Ne parlò al Fiore giallo temendo di essersi ammalata ma il Fiore pur mostrandosi pensieroso non le disse nulla.
Il Fiore si consultò con la Natura. Erano preoccupati, era la prima volta che si occupavano di una fanciulla e non sapevano cosa fare. Osservavano da lontano la malinconica Luce, la nutrivano con i cibi più nutrienti, ma la ragazza appariva sempre più strana, i suoi occhi erano pesanti.
Un giorno Luce non ce la fece più, si nascose in una piccola grotta e chiuse gli occhi.
Il Sole era disperato, non riusciva a vedere la sua amata Luce, interrogava tutti gli esseri viventi sperando di avere sue notizie ma nessuno l'aveva vista.
Contro il volere della Natura il Sole si fece piccolo piccolo come la fiamma di una candela e si precipitò sulla terra.
Quella piccola fiammella era l'ultimo barlume di luce che illuminava il Creato e vagava in cerca della sua ragione di vita.
Tutti cercavano la fanciulla dai capelli riccioli e finalmente una formica disse di averla vista accasciata in una grotta.
Il Sole stava quasi per spegnersi ma con le sue ultime forze si diresse verso Luce.
Non appena la vide si emozionò e dai suoi invisibili occhi scese una lacrima.
Erano tutti lì intorno che guardavano l'accaduto con commozione.
Ad un certo punto quella lacrima diventò sempre più grande, tanto grande da doversi allontanare fino ad arrivare in cielo.
Il Buio non stava inghiottendo la Natura come tutti temevano, ma nel buio nasceva una nuova creatura grande e bianca.
Si chiamava Luna ed era nata dall'amore del Sole per la sua piccola Luce.
Disse di avere il compito di portare riposo a tutto il mondo e con il Sole strinse un accordo: da quel giorno in poi il Sole avrebbe illuminato il mondo per gran parte della giornata ma ad un certo momento si sarebbe fatto piccolo lasciando il posto alla Luna.
Così ogni sera il Sole riposava accanto alla amata Luce vegliando sul suo dolce Sonno.

lunedì 2 giugno 2008

Mamma nunzia


Scusate se è poco...ma questa meraviglia sarei proprio io!

lunedì 12 maggio 2008

Una favola per me

Marianna, è il titolo della mia favola.
Qualche anno fa, in una città del sud, una stella mi ha scelta.
In un secondo ci siamo guardate e sono nata madre.
Nel suo sguardo, ho scroso un framento di me sconosciuto.
In un abbraccio, ho colto un fiore vellutato.
Lei è piccola ma già vola e ha gli occhi di sole.
Come un'onda del mare mi travolge e mi trascina in un prato di nuvole.
Piccoli piedi sorridenti, mani lunghe sempre in movimento.
Da quando è spuntata profuma di pulito, tinge di bianco, disegna linee sconosciute.
Parla sempre di mondi che non esistono, di animali, di fate e di magie.
Io posso annusarli mentre li stringe tra le mani.
Occhi come olive nere, occhi di bolle di sapone e di farfalle.
Legge nei suoi libri di principesse e di principi, di mamme e di bambini, eppure vede solo figure.
Lei è “mamma raccontami una storia”.
Lei è “mamma parla con me”.
Lei è “mamma noi siamo sempre insieme”.
Ha inventato un sentiero nella mia vita.
Lo esploro nei giorni che passano, nei vestiti che non le vanno e nelle tante parole che impara.
Una trottola mi gira intorno, mi confonde, mi emoziona.
Un motivo, un tema, un ritornello.
Un lieto fine ad ogni “Buonanotte”.

giovedì 8 maggio 2008

Juno


Ieri sera io e il mio maritino abbiamo visto questo film intitolato "Juno".
Mi è piaciuto tantissimo, davvero come pochi.
In genere sono una dai gusti non difficili, ma limitati. Non so bene cosa deve avere un libro o un film per restare perennemente impresso nella mia memoria, non vorrei dire banalità come mi deve emozionare o commuovere, ma un po' è così.
Amo tutto ciò che mi suggerisce tenerezza, sogno, sentimento.
"Juno" racconta di una ragazzina che a sedici anni resta incinta dopo aver avuto un rapporto d'amore con un ragazzino suo coetaneo di cui ancora non si è scoperta innamorata.
Dall'inizio del film l'atmosfera di leggerezza, che mai è superficialità, mi ha letteralmente catturata.
Nella realtà siamo tutti tremendamente drammatici, non senza motivo, ma se solo potessimo riscoprire una certa ingenuità...
La reazione dei genitori è sconvolgente, non si arrabbiano, non la odiano, ma prendono la notizia con brillante ironia accompagnando la ragazza nel suo percorso difficile fino alla fine.
Poi c'è l'amore tenero dei due protagonisti che mi ha ricordato l'immensa fortuna di aver sposato l'unico ragazzo che abbia mai amato, l'unico con cui ho condiviso tutto dai miei 15 anni in poi.
Il sesso della scena iniziale è solo una cornice al cui interno c'è la splendida istantanea di un sentimento pulito, tenero, d'altri tempi.
Mi è sembrato carino che non si rappresentassero i sedicenni come degli stupidi maniaci del sesso come accade in molte serie televisive. I due adolescenti sono davvero degli adolescenti, pieni di musica, di sogni, di modi di dire.
Una particolare attenzione darei alla colonna sonora, sono sincera, in genere non ci bado, ma in questo film tutto, compreso la musica ha contribuito a creare l'atmosmfera di leggerezza di cui parlavo sopra.
Una particolarità letta su un sito: il regista Jason Reitman ha offerto la sceneggiatura ad una blogger di nome Diablo Cody, scoperta su internet, in quanto colpito dal suo linguaggio giovanile, audace e pungente, linguaggio che la scrittrice ha riportato nel film comtribuendo al suo successo.

domenica 13 aprile 2008

Arte e scrittura


Mi ricollego ad un discorso che tenevo con mio fratello in questi giorni.
Si parlava del romanzo contemporaneo lamentando la mancanza di innovazione soprattutto dal punto di vista strutturale e in un certo senso il lento soccombere della forma e della parola come mezzi per rendere artisticamente la realtà.
In genere siamo abituati al romanzo completo di testa, corpo e conclusione.
Quando ci si trova in mano un romanzo con una forma non dico complessa ma semplicemente diversa sembra difficile per un lettore rapportarsi al testo, si cerca nelle parole un contenuto in cui immedesimarsi o da cui sentirsi coinvolto, dimenticando la funzione creativa della parola.
Ieri sera nel mio letto mi è venuto in mente un dipinto che durante l'università ho amato molto, "Alcuni cerchi" di Kandinsky.
Quando ho iniziato il corso di storia dell'arte contemporanea pensavo che qualcuno mi dovesse insegnare ad interpretare quei numerosi quadri astratti che non capivo.
In realtà non avevo capito niente dell'arte astratta. Col tempo mi sono data delle risposte.
Se una persona si approccia ad un quadro astratto con la pretesa di comprendere ciò che l'autore voleva comunicare, sbaglia.
L'impatto immediato, diciamo superficiale con le forme è quanto basta per dare origine a un lavoro interiore. Credo che il fine di quei grandi artisti non fosse rappresentare qualcosa (se avessero voluto l'avrebbero fatto) ma creare qualcosa che fosse in grado di stuzzicare l'immaginazione del fruitore.
Le forme e i colori usati dall'artista sono in grado di destare la fantasia; Un'immagine astratta è il tramite attraverso cui milioni di persone danno origine a mondi diversi. Ognuno può cogliere una caratteristica, una sfumatura che rende emozionante l'incontro con l'arte.
Forme e colori sono segni, usati con genialità per produrre qualcosa capace di evocare "altro".
Anche le parole sono segni ma nella nostra letteratura vengono usati essenzialmente come veicoli di un significato preciso tralasciando che le parole possono essere veicoli di significati sia oggettivi che soggettivi, inerenti alla sensibilità di ciascuno.
Se un artista geniale ha saputo usare forme e colori per rendere visibile nella mente del fruitore l'invisibile, un geniale scrittore potrebbe usare le parole non come mezzi per costruire una storia fatta di testa, corpo e conclusione, ma come tramite per provocare la soggettività . Si potrebbe, in questo modo, lasciare un po' di spazio al lettore per costruire una propria realtà partendo da indizi incerti. Questo non credo voglia dire abbandonare il lettore a se stesso ma dargli la possibilità di interagire col testo.
Capisco che a volte si legge un romanzo solo per emozionarsi, per essere coinvolti in storie che non dubito possano essere belle e scritte in modo impeccabile.
Però col tempo si rischia di ingabbiare il romanzo, di togliere al testo la possibilità di produrre.

mercoledì 19 marzo 2008

Marianna

Ogni situazione è soggetta a critiche, perchè ci sono sempre degli aspetti positivi e degli aspetti negativi, e a seconda del protagonista le scelte possono cambiare, in risposta a modi d'essere, esperienze, priorità.
Marianna ha quasi tre anni, ogni giorno credo che sia per me un privilegio farle da madre. Nonostante mille sacrifici, rinunce, frustrazioni, io a differenza di altre donne che non hanno la possibilità di scegliere, ho potuto passare con lei ogni momento da quando è nata.
Se avessi preferito avere tre anni fa quello che desidero tanto adesso, lei probabilmente non ci sarebbe.
Ma se qualcuno mi domandasse se fossi disposta a fare un cambio, senza ombra di dubbio direi di no.
Quindi mi rendo conto che le mie lamentele non hanno fondamento. Io ho scelto quello che desideravo di più nonostante le circostanze particolari.Mi spiace di dimenticarlo in alcuni momenti di difficoltà! Marianna l'ho scelta e ne sono felice.
Il suo nome ha un senso, credo di non averlo mai spiegato:
Maria vuol dire "amata".
Anna deriva dal nome ebraico Hannah, vuole dire "colei che ha ricevuto la grazia", ed è il nome della madre di Dio che tutti credevano sterile, ed è il nome della madre di Samuele che tutti credevano sterile.
Spesso mi hanno detto che sono giovane, dovevo pensare prima al lavoro...la verità è che mi riesce più semplice impegnarmi adesso per un futuro lavoro, adesso che ho lei nella mia vita, adesso che voglio farlo anche per lei.
Io non so se funziona così per tutte le madri, ma io nonostante i momenti di rabbia e di stanchezza, momenti che non posso assolutamente negare, perchè sarei falsa e ipocrita, mi sento migliore.
Mi sento una donna completa, appagata, più forte e sicura.
Quindi se in futuro dovessi riuscire a combinare qualcosa di buono, sarà soprattutto grazie a lei.
Marianna non è il mio sacrificio, è un dono.
Se non fosse per lei sentirei la solitudine, la precarietà dell'esistenza.
I bambini stancano, sfiancano, sfiniscono...ma sembra un ovvietà non lo nego...ti fanno sorridere, ti riempiono d'amore.
Oggi gurdavamo le vetrine (possiamo solo guardarle)mi sono fermata davanti ad una gioielleria e lei mi ha detto "mamma quando divento grante te li regalo io i gioielli"...è così piccina ma quasi quasi capisce tutto.
Per me la giornata ha avuto un senso solo per questa frase!

lunedì 14 gennaio 2008

Il coperchio del mare

"...tutto sommato noi esseri umani ci comportiamo nello stesso modo.Col tempo non ci emozioniamo più neppure di fronte a un paesaggio o ai ciliegi che fioriscono ogni primavera...Molti sono gli eventi incerti in questo mondo, ma per noi sarebbe troppo doloroso pensa costantemente alla cosa. Così gli dèi hanno fatto in modo che i nostri corpi durino soltanto fino a che ci è possibile restare con la testa fra le nuvole, in modo da non dover pensare troppo. Le nostre menti non sono in grado di comprendere la maniera in cui la compassione e l'indifferenza si equilibrano a vicenda, è una faccenda più grande di noi. Così grande, che l'unica cosa che ci riesce di fare è continuare a nuotare nella quotidianità, a stupirci e ad accettare la realtà che ci troviamo davanti."
("Il coperchio del mare", Banana Yoshimoto, Feltrinelli 2004.)




Secondo me avere la testa fra le nuvole permette di affrontare le giornate con i suoi piaceri e dispiaceri. Perchè quando la realtà non è proprio come la vorremmo e quando tutto ci sembra incerto e confuso, sognare ci da quasi la sensazione di poter agire, quasi come se davvero noi potessimo avere qualche influenza su ciò che accade o deve accadere. Perchè in effetti se fossimo in grado di comprendere la precarietà in cui viviamo soffriremmo troppo.

lunedì 19 novembre 2007

Marianna e il medico

Non ci crederete ma la mia Marianna da quando abbiamo un nuovo pediatra è felice di farsi visitare.
La prima volta che siamo stati da lui era un po' intimidita, silenziosa ma non ha pianto e il dottore le ha attaccato sulla maglietta una medaglia con su scritto:"non ho pianto dal dottore". Non vi dico la faccia orgogliosa di mia figlia.
La seconda volta era già serena e speranzosa di ottenere una nuova medaglia. Appena siamo entrate nello studio Marianna ha sfoderato la sua parlantina: "dottore...Marianna ha mal di gola (ogni tanto parla ancora in terza persona),lo sai che si è rotto il computer ma adesso ne compriamo uno nuovo, papà Gennaro è andato a lavorare, ho mangiato tutto ecc ecc...". Il dottore mi guardava sorridendo e molto sorpreso mi disse che in genere i bambini con lui non parlano specie se così piccoli.
Così Marianna ha ricevuto la sua seconda medaglia.
Oggi siamo andate di nuovo dal pediatra per via del brutto raffreddore che tortura la piccola da un po' di giorni e che non vuole passare e...prima di noi c'erano tre bambini. Tutti abbastanza timorosi...Marianna invece si ostinava a voler entrare nello studio e io che la trattenevo dicendo..."aspettiamo il nostro turno ci sono prima gli altri bambini" e lei:"mamma il dottore è solo mio non è di quei bambini". Non vi dico come le altre mamme la guardavano.
Finalmente la sala d'attesa era vuota e dovevamo entrare...si apre la porta d'ingresso e arriva una nuova signora...Marianna forse stufa di attendere grida:"no, questa ci vuole rubare il posto, è cattiva". La signora si è messa a ridere, io sorridendo mi sono scusata e pensavo "ma vedi un po' che tipa sta bambina".
Poi siamo entrate nello studio per la gioia di Marianna, ha chiacchierato, si è fatta visitare e siamo andate via.
Non perchè è mia figlia ma non vi sembra una bambina stravagante?

martedì 13 novembre 2007

Lei

Lei il viso che non scorderai
L’orgoglio ed il coraggio lei
Come un tesoro l’oro dentro gli occhi suoi
Lei l'estate che ricanterai
il giorno che ricorderai
e mille cose che non sai
che può insegnarti solo lei

lei la tua ragione il tuo perché
il centro del tuo vivere
la luce di un mattino che,
che non perderai lei lo
specchio dove tornerai
dove ti riconoscerai
semplicemente come sei, uguale a lei.

Lei l'estate che ricanterai
il giorno che ricorderai
e mille cose che non sai
che può insegnarti solo lei

lei regala i suoi sorrisi senza mai
svelare al mondo quando non ne ha
privando il suo dolore libertà,
lei forse è l'amore che non ha pietà
che ti arricchisce con la povertà
di un gesto semplice che eternità

lei la tua ragione il tuo perché
il centro del tuo vivere
la luce di un mattino che,
che non perderai
lei lo specchio dove tornerai
dove ti riconoscerai
semplicemente come sei
esattamente come lei
lei....lei.....lei.....


Ho pensato a cosa provo per mia figlia...
Ho semplicemente pensato a lei...e gliela dedico!
La amo tanto!

venerdì 2 novembre 2007

CRESCERA'

Nelle lunghe e piovose giornate di Udine è accaduto qualcosa di unico.
La mia piccola Marianna ha mangiato a tavola insieme a noi...da sola!
E...non ha mangiato la solita piccola pastina ma ha preferito le pennette al sugo di mamma e papà.
Con la sua piccola forchetta, lasciandoci davvero a bocca aperta, ha mangiato tutto da sola e giusto per sottolineare il progresso...ha mangiato da sola anche la salsiccia e i mandarini.
Io sinceramente ho fatto fatica a crederci e spero che non sia un episodio isolato.
Ho pensato:"sta crescendo davvero! Non è solo un sogno o una speranza...sta crescendo e tra un po' potrò cominciare a riprendere quel po' di me stessa che ho sparso qua e là...perchè davvero non mi sono risparmiata per lei...ho dato ogni piccolo barlume di energia possibile...mi sono spremuta come un limone, l'ho fatto con gioia perchè credo che da tantissimo amore deve venire fuori qualcosa di buono e io di amore ne ho messo un'infinità. Ho messo tutto quello che avevo e ci metto ancora tanto ma inizio ad accusare i colpi della stanchezza e un po'...mi manco."
Noi non possiamo essere un'unica cosa...Marianna deve diventare Marianna ed è già in divenire...io devo smetterla di espandermi e devo rientrare in me stessa prima di perdere qualche pezzo...essere genitori è un mistero, una sensazione indescrivibile.
Non ne parlo mai di queste cose con chi non ha figli perchè non lo capirebbe.
Per i figli si provano le sensazioni più assurde dall'amore profondo al fastidio totale.
Per i bambini è diverso, loro devono costruirsi il futuro ma per noi il futuro sono loro...c'è del mio...dolore, sudore, fatica, stanchezza, gioia, amore...
Essere genitori non è facile, e più Marianna cresce più diventa difficile perchè vorrei un manuale su come si educano i figli...ma non ce ne sono di davvero utili perchè forse non esiste un metodo giusto e universale.
Fino ad ora ho usato un criterio...l'ho scelto prima che nascesse: amore e libertà.
L'ho amata da morire: coccole e baci anche quando ero sfiancata, sorrisi a non finire, ho fatto in modo che conoscesse il dolore il meno possibile...non dandole tutto perchè non posso ma nei limiti accontentandola...non negli oggetti ma nell'amore: l'ho tenuta sempre con me, affianco a me per due anni, 6 mesi e 9 giorni, mai lasciata per più di un'ora, accanto a me se cucinavo, stendevo, scrivevo, studiavo, leggevo, ascoltavo musica o vedevo la tele...tutto insieme...e quando ha iniziato a parlare (prestissimo) l'ho amata ancora di più: "mamma usciamo, balliamo, corriamo, ridiamo, giochiamo, mamma vediamo il cartone insieme, andiamo a giocare col computer...è raro che io abbia detto di no.
Il piano era quello di darle così tanto amore da renderla sicura, indipendente, gioiosa.
Sul sicura la vedo parecchio sicura di sè ma sull'indipendente non ci siamo tanto.
E' anche vero che quando sta con dei bambini o con qualcuno che le piace non mi calcola proprio ma valuterò questo aspetto quando inizierà l'asilo.
La libertà è stato un altro aspetto importante, con piccoli limiti le permetto di fare tutto ma in effetti adesso è grandicella e mi rendo conto che deve essere educata e questo mi riesce difficile... non è bello sgridarla e farla piangere...ma è molto sveglia e quindi so che capisce...speriamo.
Ad ogni modo...MI SEMBRA...stia crescendo...tra un po' rientrerò nei miei argini.

martedì 3 aprile 2007

Un film, un ricordo


Il film: "L'estate di Kikujiro" di Takeshi Kitano.
Secondo me ci sono dei film, dei libri, dei quadri che per alcune caratteristiche particolari possono essere non compresi ma goduti solo da alcune persone.
Quando ho visto questo film ho provato sensazioni da bambina, gioia e malinconia, tenerezza, dolcezza e nostalgia per qualcosa che era andato perduto e che tanto avrei voluto indietro.
Lo sconvolgimento che ho provato mi spinse a farlo vedere ad altre amiche ma dai loro sguardi e commenti capii che non era piaciuto anche se tutt'oggi mi riesce difficile capirne il perchè.
Un film di poche parole ma dalle grandi emozioni, un film in cui si può credere che le fate e la magia esistano davvero. Forse per chi è troppo ancorato alla realtà è difficile credere all'improbabile ma per me che tutto vorrei tranne che essere incollata ad una realtà inaccettabile pensare che ci sia qualcosa oltre quello che guardiamo con occhi rassegnati è rassicurante.
Ancora oggi se ascolto la bellissima colonna sonora di Joe Hisaishi mi ritornano in mente non solo le immagini del film ma soprattutto la commozione e facilmente escono due lacrime.
Forse tutto è dipeso anche dal momento in cui vidi per la prima volta questo film.
Il ricordo: Mio fratello più grande, io e il mio Ge seduti sul divano nella nostra camera in un pomeriggio estivo. In attesa di partire per un bellissimo interail in Francia. Non ricordo dopo quanti giorni siamo partiti ma quando ripenso a quel viaggio penso anche al film. La magia della pellicola nella mia mente si sintetizza in magia per quei giorni che non mi sembra siano stati reali.
Se non avessi le foto penserei di aver sognato. Di cose entusiasmanti nei miei 27 anni non è fatte molte ma quel viaggio è stato sicuramente l'evento più felice della mia vita escludendo la nascita di Marianna. Sarà perchè avevo accanto la persona che per me è più importante al mondo o per la presenza rassicurante del mio fratellone ma era tutto perfetto. Le cose imperfette le ho eliminate della memoria perchè rispetto al resto perdevano completamente di senso.
Ad ogni modo la colonna sonora di quel viaggio è la stessa del film...nella mia mente credo di aver realizzato in quei giorni splendidi ciò che avevo sempre considerato e considero improbabile nella mia vita.

sabato 3 marzo 2007

Cenerentola

I sogni son desideri
di felicità.
Nel sonno non hai pensieri
Ti esprimi con sincerità.
Se hai fede chissà che un giorno
La sorte non ti arriderà.
Tu sogna e spera fermamente
Dimentica il presente
E il sogno realtà diverrà.


Pochi giorni fa ho fatto vedere a Marianna per la prima volta il cartone Disney di Cenerentola...le è piaciuto tanto ed io mi sono ricordata delle parole di questa canzone.
"I sogni sono desideri di felicità"...quanta verità in poche parole.
Avevo tanti desideri, alcuni si sono realizzati e altri no...ho ancora tanti desideri e vorrei essere non felice ma serena.
In questi giorni sono molto triste, al mattino cerco di alzarmi con un sorriso ma dopo un po' sono già stanca e nervosa.
La NON-vita è difficile...sentivo che l'avrei vissuta male questa situazione ed è proprio così.
Crescere un figlio da sola è già molto complicato, pesante e snervante ma doverlo farlo in casa dei propri genitori con due fratelli ancora piccoli è quasi impossibile.
Ovviamente non attribuisco loro nessuna colpa, sono io che ancora una volta mi trovo in un contesto che non mi appartiene.
Sono una donna, una madre, una persona con esigenze che qui non posso esplicare e soddisfare e poi sono tanto sola.
In alcuni momenti sento davvero che mi mancano le energie per continuare ad affrontare ogni singola giornata.
Non è possibile non riuscire ad avere una vita normale.
"Dimentica il presente" , io provo a proiettarmi nel futuro che sogno, a dimenticare il presente ma non ci riesco...se fossi sola sarebbe diverso ma con la mia piccola Marianna è difficile, devo badare a lei e anche se volessi fare qualcosa per tenermi occupata e non pensare non è possibile.
Marianna è il mio tesoro spero che le nostre vite presto trovino uno spazio da percorrere.
In questi anni devo ammettere di aver fatto uno sbaglio, ho trascurato le mie esigenze di individuo, il mio bisogno di rapportarmi agli altri al di fuori della famiglia e mi sono resa conto di aver bisogno di uno spazio all'interno della società. Credevo possibile esistere al di fuori di tutto e mi sono resa conto che devo poter esistere con soddisfazione anche al di fuori del mio piccolo mondo perchè ora che questo è venuto meno sono consapevole di non avere altre fonti da cui attingere emozioni siano esse positive o negative.
Non avevo mai pensato al fatto che l'individuo E' in mille modi ed HA mille sfaccettature, tutti questi modi hanno bisogno di esplicarsi...estendersi verso la realtà circostante, motivo per cui non si può essere solo madri o mogli o non si può essere solo lavoratori.
Adesso non ho intenzione, scoperto quanto detto, di restare immobile su ciò che rappresento e sono adesso, ho alcuni progetti che spero si concretizzino...non spero con la bacchetta magica, non pretendo tanto.
Mi accontento che un po' di sacrificio porti a qualcosa di buono PER ME.

lunedì 6 novembre 2006

Beck mongolian



Nel corso dei miei 27 anni spesso sono stata definita "intollarante", "intransigente".
Può essere...
Ma ho cercato di migliorare, di non giudicare tutto e tutti con troppa sicurezza e a volte mi sono anche ricreduta su alcune convinzioni...diciamo errate.
Ma non posso sentir disprezzare i CARTONI ANIMATI.
Li chiamo così, come li chiamavo da piccola perchè per me sono e restaranno cartoni animati.
"Beck mongolian", è la serie che mi tiene col fiato sospeso in questi giorni.
Giovani sognatori che vorrebbero migliorare il mondo con la musica, giovani uomini che hanno trovato armonia nell'amicizia, giovani vite che affrontano il mondo con coraggio e con la consapevolezza di poter contare su qualcuno.
Non è bello?
Potrebbe anche non essere del tutto realistico ma dipende dal punto di vista: forse non potrebbe realizzarsi il succeso di cinque adolescenti inesperti ma potrebbe essere possibile scoprire e dare importanza all'amicizia come valore fondamentale per non affrontare da soli l'adolescenza e tutti i problemi che comporta. O semplicemente potrebbe essere un mezzo per far sognare i tanti giovani che non sono più in grado di emozionarsi davanti ad immagini colorate e a visi puliti.
Io mi emoziono e sogno ogni volta che entro con tutta me stessa in una di queste serie.
Perchè vorrei essere difesa dal prepotente di turno, o difedere la mia più cara amica dai soprusi di coetanei frustrati.
Non si tratta di disegni e di storielle si tratta di un modo di essere.
Puliti, vivaci, fantasiosi e fiduciosi.
E poi perchè concentrarsi sulla realtà quando questa mi disgusta ogni giorno, non traggo gioia e speranza dal mondo che mi circonda perchè tutto gira intorno a valori che per me non sono di alcuna importanza.
Quello che realmente non esiste può prendere vita nei disegni , nella musica, nei colori creati da menti geniali che donano a noi un mondo in cui rilassarsi e la speranza che tutto possa accadere!
E' un lavoro interiore, si può vivere un favola se si è capaci di crearla col cuore, ma dove c'è aridità non cresce niente nè nella realtà nè nella fantasia.

giovedì 31 agosto 2006

MIA FIGLIA

Quanto cresce mia figlia!
"Mia figlia" con queste parole mi riempio la bocca di gioia,
solitamente se parlo di lei non pronuncio il suo nome ma dico "mia figlia...".
Perchè la sento sempre più parte di me, nel suo comportamento vedo qualcosa di mio,
più cresce e più la amo.
Mi cerca quando è insicura o ha paura, se vuole un bacio o un abbraccio
se vuole semplicemente la mia mano per una passeggiata.
A volte imitandomi mi chiama "amore mio" e io mi sciolgo e la vorrei mangiare...mangiare di baci!
Sta crescendo...corre sicura e saluta chiunque le stia intorno e le ispiri fiducia,
ama stare con gli altri bambini, si allontana da me per andare a giocare dove le pare...
sono talmente fiera di lei...
Sono sincera come di più non potrei...ho sempre pensato che non ci fosse un posto giusto per me ma ora l'ho trovato!!!
Sono cresciuta tormentata dall'idea del talento:"scopri per cosa sei portata e persegui quello scopo, i talenti non vanno sprecati"!
In tanti anni mi sono domandata cosa dovessi fare o cosa dovessi diventare, scegliendo spesso strade che non mi appartenevano ma che mi sembravo "giuste" per me, ma mai mi sono sentita appagata, mai mi sono sentita giusta per un ruolo.
Ora mi sento completa e soddisfatta nel mio essere madre.
Io lo so che oggi fare la mamma non rappresenta il raggiungimento di uno scopo o di una ambizione, essere mamma sembra essere ovvio per una donna, è la base...poi devi essere anche qualcos'altro.
Io non vorrei essere altro!
Ho i miei interessi, i miei mille mondi ma credo di non aver mai fatto niente con gioia fino ad adesso.
Mi sono domandata più volte se sono "normale" eppure non sono una scema, e ho carattere, fin troppo! Ma non vedo alro al mio orizzonte perchè mi sento felice, completa e appagata.
Mia figlia lo so che non mi apparterrà per sempre ma vorrei poterle dare qualunque mezzo per essere una donna sicura e fiera...per essere una brava persona.
Non mi sembra poco in questo mondo così difficile...credo ci sia bisogno anche di qualcuno che cresca dei figli felici perchè il futuro sarà loro e noi abbiamo grandi responsabilità!
E' presto per dire se sto facendo un buon lavoro, ma i primi frutti li sto raccogliendo, per molti anni mi basterà vedere Marianna, mia figlia, felice...il resto sarà opera sua!

mercoledì 23 agosto 2006

PADRI e FIGLI

"Infatti i figli che non si liberano delle colpe dei padri sono infelici: e non c'è segno più decisivo e imperdonabile di colpevolezza che l'infelicità." (Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane, edizione einaudi, pag.10).

Il dicorso di Pasolini sulle colpe dei padri e dei figli è ampio e complesso, è un discorso ideologico che va oltre i semplici conflitti generazionali, e che non riguarda il rapporto specifico padre-figlio.
Ma in queste sue parole c'è una verità che può coinvolgere sia il singolo individuo che l'intera società.
Guardando mia figlia e i figli di altre persone mi rendo conto che questi pur avendo delle naturali inclinazioni caratteriali crescono assorbendo l'esempio dei genitori e ne diventano in un certo senso "specchio".
Spero di non dimenticare mai questa "lezione di vita" perchè spero di non sbagliare con mia figlia!!!
I figli per essere felici devono liberarsi dall'influenza dei loro genitori: tutti gli errori commessi da loro nel corso degli anni per quanto possano averci influenzati devono essere seppelliti e dimenticati e qualunque cosa non permetta quasta separazione è un ostacolo alla crescita individuale, alla libertà di esprimere i propri diritti, alla possibilità di prendersi delle responsabilità e di commettere errori da cui imparare.
I figli non sono "innocenti" nella misura in cui non si impegnano con tutte le forze per acquistare autonomia e indipendenza, perchè non c'è rispetto verso chi ci sta intorno se prima non si rispetta se stessi e le proprie opinioni.
Che ridere: un genitore che vuole gestire o mi permetto di usare un termine che ho sentito con le mie orecchie "tutelare" un figlio ormai adulto e indipendente...questo è "soffocare" esercitare un autorità conferita da nessuno, nemmeno da Dio.
Io ora sono madre ma spero che il cielo mi fulmini se un domani mi venisse in mente di "tutelare" una figlia quasi trentenne.
Dovremmo essere dei mezzi attraverso cui i bambini desumano tutti gli strumenti necessari per affrontare il mondo DA SOLI.
Mio padre un giorno ha detto a tutti noi che non avrebbe comprato case a nessuno e che piuttosto si sarebbe comprato una casa in campagna per godersi la vecchiaia, e ha aggiuto che noi da grandi ci saremmo "costruiti" le nostre case da soli col nostro impegno e con le nostre scelte.
Allora pensai che fosse un egoista adesso so che se anche mio padre non è un santo ha fatto almeno una cosa giusta. Lui porta avanti la sua vita, noi ora adulti iniziamo le nostre e tra noi non c'è dipendenza ma solo affetto.
Io a Marianna non le comprerò mai una casa, al massimo le potrò lasciare quella in cui vivrò, quando ne avrò una, ma in compenso spero di riuscire a darle una cosa ben più preziosa: la libertà di vivere dove vuole, con chi vuole portando con se un buon ricordo di chi l'ha messa al mondo.
I nostri figli saranno brave persone se noi gli saremo sembrati nel corso della vita brave persone, i nostri figli impareranno non quello che cerchiamo di insegnarli con le parole ma tutto quello che ci avranno visto fare con i gesti, i nostri figli non hanno bisogno di case ma di persone su cui poter contare nel momento del bisogno.
I figli dal canto loro hanno l' "obbligo" di svincolarsi da un legame di sangue opprimente che sarebbe dovuto essere semplicemente un legame d'amore fondato sul rispetto.

giovedì 6 luglio 2006

Questa mattina sulla panchina, senza parlare

Come ogni mattina io e Marianna siamo andate a giocare nel giardino vicino casa.
Essendo occupate tutte le panchine ed avendo bisogno di sedermi per dare il biscotto alla piccola mi sono accontentata di un posto vuoto accanto ad un signore sui cinquantacinque che eri li col suo bel nipotino.
Leggeva il giornale ma poi ha interrotto la lettura per dirmi quanto fosse dispiaciuto che il suo nipotino non fosse abituato a vedere altri bambini visto che dove abitano non ce ne sono. Poi mi ha detto che del bimbo se ne occupano lui e la moglie visto che i genitori sono impegnati al lavoro tutto il giorno.
Io ascoltavo in silenzio fino a quando mi ha domandato se avessi una occupazione. Ho risposto di no. E' partito un lungo elogio sulla donna che non lavora!!!
Sinceramente mi sono meravigliata perchè solitamente i commenti al mio "no" sono molto diversi e fastidiosi, quasi che in questa nostra epoca fosse una vergogna decidere di stare a casa per crescere i propri figli.
Era un po' rammaricato questo signore tanto da dire:"se volevano che lo crescessimo noi non capiscono perchè lo abbiano messo al mondo". Ovviamente è indiscusso l'affetto per il nipote ma mi è sembrato di capire che lui e sua moglie sono stanchi e che considerano i genitori del bambino egoisti.
Devo dire che l'episodio può apparire stupido ma per me è stato bello sentirmi compresa anche senza parlare, senza usare argomenti a mia "discolpa". Lui ha detto:"posso immaginare quale sacrificio economico sta facendo e quante rinunce ma vedrà che sarà ripagata dalla serenità e dall'affetto di sua figlia". E' stato confortante ascoltare queste parole anche se da uno sconosciuto.
In apparenza sembra che non avere un lavoro sia la scelta più comoda, ma io mi permetto di dire che è esattamente il contrario. Si rinuncia a molti più soldi e a tante ambizioni e tralasciando il caso di chi è seriamente costretto a far crescere i figli da altri per motivi economici o di salute, io sono daccordo con quel signore: è da egoisti, specie per chi non si pone limiti di orari e di guadagni.
E per di più è da egoisti affidarli ai nonni che i loro figli li hanno cresciuti e magari meritano riposo e tempo per se stessi.
Di sicuro per un nonno è un piacere vedere i nipoti crescere, ma è faticoso crescerli in prima persona.
Non è bello dare giudizi ma sinceramente al giorno d'oggi mi sembra molto più criticata e giudicata la mia scelta che quella di chi lavora senza limiti trascurando i propri figli.
Sono scelte assolutamente personali ma mi permetto di sottolineare che quando si diventa madri si prendono decisioni che inevitabilmente si ripercuotono sulle piccole creature a cui non è data la possibilità di scegliere.
Ci possiamo raccontare tante bugie ma nel cuore c'è sempre la verità!!!
Non mi difenderò più quando qualcuno mi domanderà perchè non lavoro, non c'è niente da difendere, è la mia scelta, quella che mi fa stare in pace con me stessa e che mi fa dormire serenamente ogni notte.

lunedì 29 maggio 2006

"TUTTI I FIGLI DI DIO DANZANO"


Aspettative, sogni, progetti, ansia di arrivare a vivere un momento che sembra non arrivare mai.
Chi non vive queste sensazioni?
Sto leggendo un libro:"Tutti i figli di Dio danzano" di Murakami Haruki, uno dei miei autori preferiti, non l'ho terminato ma già una sensazione l'ho percepita: si può vivere in due modi, nessuno dei due deprecabile ma entrambi soggetti a dolore!
1. "Vegetare" con un profondo vuoto interiore dovuto alla mancanza di direzione, prospettiva, futuro, aspettando che accada qualcosa o che si incontri qualcuno che rompa questo blocco e che per incanto apra una porta. Convivere con una mancanza di idee e di passioni che allontana le persone amate e che lentamente consuma l'essenza stessa dell'individuo.
Vagare senza meta in cerca di qualcosa di indefinito, nella speranza di conoscere forti emozioni che come un terremoto destino da un profondo torpore, da un lungo silenzio.
2. "Marciare" come piccoli e tenaci combattenti che portano avanti un ben definito progetto e vivono per arrivare a compierlo, compierlo per idearne un altro. Svegliarsi la mattina con l'ansia di quanto ancora la situazione sia precaria e di quanti tasselli debbano ancora sistemarsi perchè tutto combaci. Non parlare di altro se non di quello che è diventato ossessione e scorgere in tutti gli accadimenti negativi azioni nefaste di un Fato crudele ed egoista. Doppia sofferenza: il progetto si allontana e forse non si realizza; il progetto si realizza accompagnato dal nulla. Armati di nuova pazienza si progetta una nuova meta.

Non siamo mai contenti, possiamo solo vivere brevi momenti di gioia e soddisfazione ma il divenire deve prendere il sopravvento e gli stati d'animo non si possono scolpire.
O assogettati dal "vuoto" o schiavi di un "sogno" siamo sempre degli stupidi incapaci di vivere il momento esatto in cui stiamo respirando, vogliamo sempre tanto e a volte troppo. Roviniamo il presente sperando qualcosa per un futuro che non appena si realizza è già bello e dimenticato!!!
Tutti i figli di Dio danzano spinti da diverse emozioni alla ricerca di qualcosa che dia un senso? Di qualcosa che colmi un vuoto?

giovedì 20 aprile 2006

Un anno


Sono molto più serena!
A distanza di giorni finalmente riesco a sentire il tepore della pace.
Senza rendermene conto è arrivata davvero la primavera e stamane quando sono uscita con Marianna sulle spalle ho sentito il calore del sole.
Udine è davvero bellissima quando c'è il sole e la mattina alle cinque già si possono sentire gli uccellini che cantano.
E' bello camminare con mia figlia sulle spalle, non uso spesso il passeggino perchè non ho l'ascensore e quindi non sempre mi va di sollevare passeggino e Marianna contemporaneamente.
Ma preferisco così! Lei è così curiosa che la vedo nei riflessi dei vetri dei portoni come dall'alto studia tutto ciò che la circonda.
La mia vita è cambiata da quando esiste lei e sono emozionata perchè tra pochi giorni compirà un anno.
Non ho più una vita mia, faccio fatica a trovare anche il tempo per farmi la doccia ma sono felice!
Mi stanco come non ho mai, ho il fisico a pezzi ma ringrazio Dio di avermene fatto dono.
Ormai ha un carettere tutto suo: è prepotente, vivace, curiosa, impaziente, riflessiva e un po' isterica ma è piena di gioia di essere al mondo.
Quando la porto a giocare nel giardino vicino casa studia tutti i bambini, è entusiasta di essere in mezzo a loro, è molto socievole a differenza degli altri che le prestano poca attenzione.
Imita tutto quel che faccio o dico e ride come una pazza se mi metto a ballare davanti a lei con la musica alta. Adora stare davanti al computer ed è affezionatissima ad un bambolotto che chiama "bambo" e che trascina dovunque.
E' una bambina stravagante ma quello di cui davvero sono contenta è che si vede che è felice.
Ha sempre il sorriso sulle labbra e se si arrabbia o piange le passa subito, alcuni mi sgridano perchè la vizio, forse è un po' vero ma volevo che crescesse libera, per quanto possibile vorrei potesse fare tutte le sue piccole esperienze senza troppi limiti.
Non ha neanche un anno e non la vedo fare cose così discutibili, a volte si impone un po' troppo ma a seconda dei momenti valuto se sgridarla o meno, ma mai davanti ad altre persone, è triste e umiliante.
Marianna è un tesoro, intelligente e serena, è un piccolo terremoto.
Non ho più una vita mia, i miei momenti li ritaglio quando posso, ma sono felice di essere madre a 360 gradi, non mi risparmio nulla, lei ha tutte le mie energie, spero cresca non troppo "educata" ne troppo riservata.
Una piccola "selvaggia" pronta a conquistare il mondo! Sicura quanto basta per star bene con se stessa e con gli altri, generosa di emozioni e idee, aperta alla speranza e desiderosa di fare esperienze!
Lo so che non bisogna proiettare i propri desideri sul destino dei figli, ma spero per lei tante cose che non ho potuto vivere, in primis lei non dovrà mai preoccuparsi di me o di suo padre ma spero dia a noi tante "dolci preoccupazioni", non sarà mai un contorno nella vita dei sui genitori ma il centro indiscusso.
Marianna esiste da quasi un anno: CHE BELLO!

martedì 11 aprile 2006

Nuovi inizi


"Loro credono che tutto ciò che si trova sulla Terra abbia un motivo per esistere" aveva detto Aki una volta."Ogni cosa nell'universo ha uno scopo, non esistono mutazioni improvvise o imprevisti. A noi sembrano imprevisti solo perchè non li comprendiamo. In pratica, all'uomo manca l'intelligenza per concepirli".
("Gridare amore dal centro del mondo", Kyoichi Katayama, Salani Editore).


E' vero?
E' così?
Non ne sono ancora sicura, ma istintivamente credo che in queste parole ci sia del vero.
Siamo realtà in movimento, mutamento, potenza, evoluzione, cambiamento.
Ogni volta che "urtiamo" contro qualcosa la nosta vita prende una direzione diversa e non si può tornare indietro.
Alla fine della saga del "Signore degli anelli" Frodo non è più in grado di riappropriarsi della realtà antecedente agli eventi, deve ripartire da un punto "altro" rispetto a ciò che aveva lasciato. Quando l'ho visto la prima volta mi aveva intristito quel finale, ora riguardandolo capisco che era l'unico finale logico per rendere la storia verosimile.
Tutto ciò che avviene ha un senso, noi probabilmente siamo in grado di valutare solo le conseguenze degli eventi ma non abbiamo le capacità di comprenderli.
Perchè?
Forse il motivo è sulla nostra pelle.
Abbiamo scarse capacità di essere oggettivi, perchè tutto ciò che accade non scivola sulla nostra persona come acqua fresca, ma si imprime fortemente nella nostra carne.
Sembra strano esporlo con queste parole ma sono le uniche che trovo appropriate. Come si può cogliere il valore di qualcosa che ci ha marchiati.
Non abbiamo abbastanza intelligenza? Secondo me oltre questo ci manca la freddezza.
Esseri umani troppo appassionati, troppo coinvolti per capire "il senso", dando per scontato che ci sia.
Ancora limiti!
Forse rassegnarsi alla non comprensione è il primo passo per muoverci in avanti partendo da un "altro" inizio.
Come Frodo, non possiamo raccogliere i pezzi di quel che resta dopo un "imprevisto" e far finta che nulla sia accaduto. Come Frodo che ha patito sulla pelle il dolore diamo inizio ad altre vite!

giovedì 17 novembre 2005

Cuore di mamma


Mi piacerebbe poter dire che tutti capirebbero cosa significa vedere un figlio che piange o sta male ma non è possibile.
Sono mamma da pochi mesi ma mi sono bastati per capire che tutto quello che pensavo prima su cosa volesse dire essere madre erano stupidaggini.
Il legame tra madre e figlio è unico per il semplice motivo che quella piccola creatura che per nove mesi è cresciuta dentro il tuo corpo, pur venendone fuori resta parte di te.
E' come se fosse un prolungamento del tuo essere.
Sicuramente con il tempo questa sensazione sarà meno intensa ma il sentimento che si prova va oltre qualsiasi catalogazione.
E' talmente piccola e indifesa che farei qualunque cosa per vederla sempre ridere, eppure il dolore fa parte delle nostre vita già dalla più tenera età.
Piangono con le lacrime, che sia per fame o perchè sono bagnati, che abbiano la febbre o sentano il dentino che vuol uscire da quelle piccole gengive, che si siano fatti male o abbiano il raffreddore, conoscono anche loro il dolore.
Non avrei mai pensato che il pianto di mia figlia mi facesse soffrire molto di più che se a piangere fossi io stessa. Così come un loro tenero sorriso ti illumina la giornata, il loro pianto ti sconvolge.
Essere genitori è davvero complicato perchè sai dove il tuo essere ha inizio ma non riesci più a distinguerne la fine.
Ora non è un grosso problema anche se ho difficoltà a lasciarla nelle braccia di qualcun'altro, cerco di essere sempre con lei e di occuparmene da sola, sebbene a volte sia necessario chiedere aiuto. Ma quando sarà grande sarà difficile lasciarla libera di fare le sue esperienze.
Io sono una grande sostenitrice della libertà, i miei genitori mi hanno dato la possibilità di fare le mie scelte senza intromettersi e per questo li apprezzo tantissimo, ma ora mi accorgo di quanto sia stato difficile.
Sono piccoli pezzi di noi, ma un giorno si staccheranno e andranno per la loro strada.
Farò in modo che la mia Marianna cresca forte e sicura e spero di essere abbastanza brava da meritare il suo amore e la sua stima.
Meritare e mai pretendere.