In genere le mie riflessioni nascono sempre in seguito a cose che leggo, sento, vedo.
Questa volta si tratta del libro di Pedagogia generale.
Mi sono stupita di alcuni pensieri che voglio riportare in quanto pur mantenendo la loro scienitificità logica sono impregnati di un non so che di irrazionale.
"Cercare di realizzare le storie o, ciò che è lo stesso, eliminare i sogni, è, dunque, come morire. Di contro, per ben vivere è indispensabile lasciarsi cullare dall'ideale, trasportare dall'immaginazione, librarsi con la fantasia che solo dà senso alla vita".
Questa frase va inserita nel giusto contesto relativo al fatto che un educatore deve tendere a mete di ampia portata; infatti solo se gli obiettivi che si prefiggono sono calati nell'idealità si è in grado di fornire all'educando una reale proposta di libertà. L'ideale offre uno spazio di realizzazione illimitato.
Ho trovato questo discorso giusto, vero (se esiste la verità), e mi dispiace di non averlo mai visto applicato dai miei insegnanti ai tempi della scuola. Erano tutti immersi nella loro concretezza credo avessero completamente dimenticato la necessità di svelare un'altra dimensione del reale.
Altro spunto:
"La casualità di molte vite, come il bisogno di dipendere da altri, si spiegano con la rinuncia ad assumere il proprio compito di esistenza, ad accettare la sfida affermare, battersi per il proprio punto di vista e non porsi sempre al riparo da quello altrui".
La frase riguarda la costruzione dell'identità personale e il fatto che l'educazione dovrebbe essere un supporto in questo difficile percorso soprattutto allargando gli orizzonti dell'educando attrverso esperienze di diverso tipo di socializzazione ecc.
Io credo che molto dipenda dall'infanzia, per costruire una identità personale è necessario sviluppare una giusta autostima, quindi un buon rapporto con il proprio io interiore e esteriore cioè con quell'immagine di noi che vogliamo far vedere a chi ci sta intorno.
Mi piace questa materia!
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